Si è concluso da una decina di giorni il SEO Contest organizzato da Giorgio Taverniti. E mi sembra il caso di commentare i risultati ottenuti.
L’obiettivo principale era quello di risultare primi per un termine coniato ad hoc, instantempo, alle ore 12 del giorno 6 dicembre.
Personalmente, è stato la prima gara di posizionamento a cui abbia partecipato e mi ha dato la possibilità di testare il grado di competitività di chi si occupa di Search Engine Optimization in Italia e che molto spesso, si fa pagare per farlo a terzi soggetti.
O meglio: la competitività di chi ha partecipato. Se sei bravo ma non ti vuoi mettere in mostra perchè temi di rivelare troppo del tuo know-how, allora te ne stai in tribuna. Anch’io inizialmente ero un po titubante, avevo il timore di mostrare troppo la Bira Way Of SEO e fare un favore alla concorrenza.
Poi mi son detto, ma si, chissene frega. Proviamoci, confrontiamoci con i “professionisti”, nei limiti di una spesa di un centinaia di euro in dominio e outsourcing vario.
Risultato finale: 3a piazza con il mio http://instantemposeo.com/
Che nei limiti che mi ero posto (soldi e tempo spesi), non è da buttare. E soprattutto dimostra come un outsider come il sottoscritto, che non frequenta forum italiani e lo fa per se stesso, può competere ai livelli apparentemente più alti.
Al primo posto si è classicato un team di polacchi molto bravi nello spam link e trasandati nell’Onpage (perche poi non curarlo un po di piu??). Il loro è un meritato primo posto, in barba a tutti i chierichetti di un SEO immacolato, ingenuo e anche un po sprovveduto (no offence).
Sprovveduto perchè: i link in entrata, i cosidetti inbound links, al secolo backlinks, generalmente non costituiscono motivo di penalizzazione. Altrimenti scoppierebbe il far west: io faccio spam al tuo sito, tu al mio. Chi è più efficace vince. (ATTENZIONE: in casi particolari, i backlinks possono portare alla deindicizzazione da Google ma è un discorso un po lungo da fare e di cui non ho esperienza diretta, ma mi è stato spiegato da un americano che diceva di esserne capace e ne sapeva parecchio). Cioè: Google dovrebbe penalizzarli perchè se li sono fatti da soli mentre se glieli facevo io, avrebbe dovuto capire che la mente diabolica che ghignava dietro le quinte ero io e quindi non intervenire? Naaa.
Nella mole di backlink dei polacchi è anche difficile distinguere backlinks buoni da backlinks di scarso valore. Sono davvero tanti, decine e decine di migliaia secondo lo Yahoo Explorer Tool. Forse hanno una Custom MOD di Xrumer, forse un bot programmato per se stessi che hanno solo loro, come fanno i veri PRO. Probabilissimo lo zampino di un software. Sospetto anche un pizzico di hacking, del tipo che si intrufola nel server e semina link belli nascosti nella pagina: non era raro, controllando i loro link, imbattersi in siti polacchi che ad uno sguardo attento non presentavano alcun link nella pagina, salvo poi controllare il codice sorgente e trovarli. E’ anche piuttosto plausibile che abbiano disposto di un network di siti piuttosto vasto dove poter esporre un backlink.
Lezione tratta: l’OffPage SEO, i backlinks, sono un fattore primario nell’economia dell’algoritmo di Google. Nulla di nuovo sotto il sole, anche se in questo caso costituisce una prova schiacciante.
La scommessa è pero sul lungo periodo: una tale strategia promette risultati duraturi nel tempo?
Il secondo risultato per “instantempo” è invece http://instantempo.com. Qui secondo me l’onpage è buono, il profilo backlinks abbastanza buono anche se non credo migliore del mio. In questo caso, credo che a fare la differenza sia stato l’exact match del dominio: ad esempio, se vuoi posizionarti per la parola chiave “guadagnare”, avere un dominio con quella parola chiave secca nel dominio, senza altre parole (es: guadagnare.com/org) è un fattore che si fa apprezzare parecchio.
Avessi avuto un dominio instantempo.*** probabilmente, a parità degli altri fattori, penso sarei riuscito ad ottenere un secondo posto.
Nonostante ciò non è stata una perdita di tempo, anzi. Ho avuto la conferma che quello che faccio, funziona e funziona bene.
